mercoledì 26 gennaio 2011

ALCUNI STRUMENTI LEGISLATIVI IN ITALIA
PER FAVORIRE LA SOLIDARIETA’ E LA SUSSIDIARIETA’

La nostra società odierna è sempre più protesa verso la globalizzazione, ma questa è contrapposta alla cosiddetta glocalizzazione1 nel senso di una presenza forte, sempre più diffusa, verso il locale; emergono in molte realtà locali, sia nel mondo che in Italia, gruppi di persone che condividono un territorio limitato con la consapevolezza del vivere comune; questa realtà è fondata su diverse componenti: territoriali, sociali, politiche, economiche e culturali.




La condivisione di gruppi in un territorio limitato rafforza la qualità dei rapporti umani che si snodano su tre aspetti fondamentali: l’interscambio, la solidarietà e la cooperazione; questi hanno maggiore efficacia in ambito locale e, quindi, nei nostri comuni e nelle sue frazioni; tutto questo perché sono più stringenti i rapporti di vicinato.

Tali gruppi sono in grado di prevenire e riassorbire gli stati di disagio e abbandono sociale sostituendosi in un certo qual modo all’intervento dello Stato; sotto questo profilo associazioni di volontariato, cooperative sociali, enti non profit e, in un certo senso, anche i distretti, hanno la caratteristica di produrre, se così vogliamo dire, beni sociali ; questi soggetti sociali hanno la caratteristica di una forte prossimità alla persona, al gruppo sociale e alla famiglia, espressioni tipiche e rilevanti in ambiente locale. Questa è sussidiarietà.

In una società come la nostra il mercato globalizzato ha visto sempre più sacche di emarginazione sociale con grandi difficoltà di integrazione delle fasce più deboli delle comunità locali; si pensi agli adolescenti a rischio quelli senza padri ne maestri che hanno difficoltà a costruire una loro identità e alle ragazze madri che a volte trovano difficoltà nel conciliare i loro tempi di lavoro e di vita rendendo difficile seguire con pienezza il rapporto con i figli; al disagio minorile dovuto all’abbandono scolastico, alla crisi famigliare dovuto a separazioni e divorzi, ai grossi problemi di comunicazione della società odierna e alla ribellione all’esclusione e alla privazione di rapporti validi e significativi con la società; agli anziani la cui vita media si è allungata, un motivo di soddisfazione che deve essere visto non come un problema, ma come una risorsa per la società; senza dimenticare gli immigrati, i sofferenti psichiatrici e la prostituzione; insomma il campo è vasto e variegato.

Queste sacche di emarginazione sociale manifestano uno dei bisogni fondamentali dell’uomo: il bisogno di relazione che emerge in tutta la sua virulenza dal processo di esclusione e di abbandono messo in atto dalla comunità civile in un mondo globalizzato; il superamento di questo processo può avvenire con la partecipazione alle istituzioni e alla vita comunitaria nel locale.

Se manca una risposta a questo bisogno di relazione dei cittadini attraverso la partecipazione, il rischio frequente a cui si incorre è quello dell’emarginazione e quindi di una assoluta mancanza di integrazione nella vita in comunità; bisogno di relazione e partecipazione debbono quindi interagire fra loro per migliorare il rapporto tra l’individuo e la società perseguendo l’obiettivo di una qualità della vita di alto livello.

In Italia molti sono stati gli interventi legislativi significativi che hanno cercato di dare una risposta ai problemi di emarginazione e di degrado sociale favorendo quel processo di glocalizzazione spingendo, quindi, verso il locale2. Tutto ciò ha avuto indubbi benefici nella solidarietà e nella sussidiarietà, rafforzando il decentramento e le autonomie locali.

Sotto questo profilo è opportuno porre in evidenza la legge dell’8 Novembre 2000, n° 328 «Legge Quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali»); essa impone la predisposizione di piani e progetti nell’ambito socio-assistenziale che tengano conto della specificità dei bisogni e delle risorse della comunità locale; in questo senso, al comma 3 dell’art. 8 della 328/2000, viene dato mandato alle Regioni di determinare, tramite forme di concertazione con gli enti locali interessati,“gli ambiti territoriali, le modalità e gli strumenti per la gestione unitaria del sistema locale dei servizi sociali a rete”; nella determinazione degli ambiti territoriali le regioni prevedono incentivi a favore dell’esercizio associato delle funzioni sociali in ambiti territoriali di decentramento e del rispetto delle autonomie locali.

E’ interessante far presente che all’art. 3 della stessa legge si sottolinea chiaramente il concetto di sussidiarietà, infatti si cita che:” La programmazione e l’organizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali compete agli enti locali, alle regioni, ed allo stato…secondo i principi di sussidiarietà, cooperazione, efficacia, efficienza ed economicità…”;

Il quadro complessivo della 328/2000 raffigura una stretta collaborazione fra sociale e sanitario, fra pubblico e privato sociale; nella sostanza l’obiettivo è quello della integrazione di differenti soggetti sociali che insieme mettano al servizio della collettività le loro capacità nell’unitarietà di una programmazione sociale, organizzando una rete che si rivolga ad un targhet preciso di destinatari (i cittadini italiani e dell’Unione Europea, gli stranieri individuati ai sensi dell’art.41 del Dlgs 286/1998, i soggetti in condizioni di povertà o con reddito limitato, i cittadini con incapacità totale o parziale per inabilità fisica o psichica, i soggetti sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria che rendano necessari interventi assistenziali);

La legge promuove, altresì, lo sviluppo delle politiche sociali prevedendo la promozione della sperimentazione di modelli innovativi di servizi in grado di coordinare le risorse umane e finanziarie presenti a livello locale e di collegarsi altresì alle esperienze effettuate a livello europeo; la sperimentazione, quindi, di un sistema sociale che sappia risaltare bisogni e risorse del territorio, avendo un occhio di riguardo alle esperienze a livello europeo e alle complessità del fenomeno.

Ma l’aspetto più importante che si rileva nei meandri di questa legge è la valorizzazione del terzo settore al quale viene attribuito un ruolo rilevante considerandolo come gruppo di soggetti non profit in grado di essere autonomo e attivo, capace di gestire e offrire servizi; infatti nell’art. 5, riprendendo i soggetti del terzo settore, quali gli “…organismi non lucrativi di utilità sociale, delle associazioni e degli enti di promozione sociale, delle fondazioni e degli enti di patronato, delle organizzazioni di patronato, degli enti riconosciuti delle confessioni religiosi”, sottolinea come gli stessi partecipano alla gestione ed all’offerta dei servizi in “…in qualità di soggetti attivi nella progettazione e nella realizzazione concertata”; naturalmente questo sistema integrato di interventi e servizi sociali deve avere come obiettivo primario “…la promozione della solidarietà, con la valorizzazione delle iniziative delle persone, dei nuclei familiari, delle forme di auto-aiuto e di reciprocità e della solidarietà organizzata”.

Questo quadro normativo mette in luce come le organizzazioni del terzo settore vengono sempre più riconosciute come promotrici di attività volte all’interesse generale e come strumenti di partecipazione e di relazione; d’altro canto si rileva l’importanza della concertazione per la programmazione dei servizi e il favorire lo sviluppo dal basso dell’iniziativa dei cittadini, delle associazioni, del volontariato e delle imprese fondandosi su due aspetti: da un lato sull’autonoma capacità dei soggetti di “fare qualità” e dall’altro su una visione condivisa degli elementi qualificanti dei servizi sociali.

In questo quadro entrano in gioco i piani di zona, uno strumento fondamentale indicato dalla 328/2000 attraverso cui i Comuni, con il concorso di tutti i soggetti attivi nella progettazione debbono disegnare il sistema integrato di interventi e servizi sociali:

La legge specifica le finalità strategiche del piano di zona (art.19, comma 2) tra cui: “favorire la formazione di sistemi locali di intervento fondati su servizi e prestazioni complementari e flessibili “; “responsabilizzare i cittadini nella programmazione e nella verifica dei servizi”; qualificare la spesa e definirne i criteri di ripartizione sulla base di determinati obiettivi; prevedere iniziative di formazione degli operatori.

Tali finalità disegnano una stretta correlazione e concertazione tra i servizi sanitari, socio-assistenziali degli enti locali e tutto il variegato mondo degli Enti non profit e del volontariato rispondendo al forte principio di sussidiarietà e garantendo il rispetto della cultura, della identità e della libertà di scelta delle persone e delle comunità locali.

Un’altra legge che ha impresso un’accelerazione ad interventi significativi nel sociale è quella dell’8 marzo 2000, n. 53 «Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città».

Essa ha tracciato un solco importante per avviare politiche locali finalizzate alla conciliazione tra tempo privato e orari di lavoro, alla realizzazione di pari opportunità tra uomo e donna, al sostegno per genitori di soggetti portatori di handicap, al favorire il congedo per la formazione nonché al «…coordinamento dei tempi di funzionamento delle città e la promozione dell’uso del tempo per fini di solidarietà sociale».

Il riferimento alla solidarietà sociale la 53/00 allarga i confini del concetto dell’uso del tempo che non riguarda soltanto gli orari «degli esercizi commerciali, dei servizi pubblici e degli uffici periferici delle pubbliche amministrazioni…» ma si rivolge ad altre categorie inquadrate nell’ambito delle politiche sociali come quelle degli organismi non lucrativi di utilità sociale, degli organismi della cooperazione, delle associazioni e degli enti di promozione sociale, delle fondazioni e degli enti di patronato, delle organizzazioni di volontariato e degli enti riconosciuti delle confessioni religiose; tutti questi enti usano il loro tempo per obiettivi di solidarietà sociale e, quindi, agevolano e sollevano il tempo disagiato del disagio sociale.

Questa legge sottolinea il concetto di spazio - tempo che è collegato alla conciliazione dei tempi di vita e tempi di lavoro di tutti i rapporti, quelli tra genitori-figli, uomo-donna, dipendenti-imprenditori, giovani-anziani, nonché i ritmi d’uso dei luoghi mettendo in risalto l’aspetto del tempo sociale; questo ha caratteristiche diverse: nella sostanza l’uso del tempo dei cittadini riconosce e promuove la migliore articolazione dei tempi destinati all’attività lavorativa, alla vita di relazione, alla cura delle persone, alla crescita culturale e allo svago per un maggior autogoverno del tempo di vita personale e sociale.

In questo quadro riveste una rilevante importanza l’art. 27 che mette in risalto la Banca del Tempo3 come strumento atto a favorire la solidarietà e la reciprocità; gli aderenti di questa particolare Banca spendono il loro tempo ad offrire una determinata attività dando e ricevendo beni, servizi e sapere, senza l’intermediazione del denaro; essi emettono un assegno che attesta un credito di tempo da spendere chiedendo prestazioni ad altri soci; essa svolge, quindi, la funzione di mediazione tra crediti e debiti del tempo coordinando e mettendo in contatto i vari soci sulla base delle loro risorse e capacità.

La Banca del Tempo è una esperienza estremamente interessante volta a sostenere un Piano di Coordinamento dei tempi di vita dei cittadini in ambito locale favorendo i rapporti di vicinato; i suoi aderenti costruiscono attraverso uno scambio di risorse una stretta rete di solidarietà sociale creando, tra essi, un forte legame, scambiandosi il loro tempo libero con azioni che soddisfano la miriade di bisogni quotidiani che non possono essere affrontati dai servizi pubblici se non a prezzo di una complessa organizzazione.

Molte sono le risorse e le competenze utili alla comunità e ogni componente le può scambiare utilizzando il proprio tempo, unità di misura dello scambio: un esempio può essere l’esperto informatico che agevola lo studente che vuole impratichirsi sul variegato campo di internet; dei due soggetti il primo è creditore di una certa quantità di tempo che potrebbe utilizzare, ad esempio, a mezzo di un altro socio per la tinteggiatura della sua cucina o studio.

Tutto questo vale per qualsiasi altra attività: dall’offrire un trasporto in auto ad un’altra persona che né è priva, all’annaffiare le piante degli amici in vacanza, alla preparazione di una cena, alla sistemazione di una tapparella, all’insegnare la lingua italiana all’immigrato dei nostri quartieri o l’inglese allo studente in difficoltà, e così via.

In sostanza la Banca del tempo da valore al tempo di ogni persona che scambia nel suo tempo libero risorse e competenze utili al miglioramento e alla qualità delle relazioni tra individui.

È indubbio che un Piano di Coordinamento dei tempi/orari e Spazi di una città o di una Unione di Comuni, insieme alla Banca del Tempo, come suggerito dalla 53/00 e da altre leggi, offre una visione integrata di tutti i servizi pubblici che dovrebbero soddisfare gli aspetti soggettivi del vivere e, quindi, «…per gli individui appare sempre più ineludibile riuscire a stabilire un rapporto soddisfacente con le dimensioni fondamentali dell’esperienza, del tempo e dello spazio».4

E’ bene sottolineare che qualsiasi progettazione e modificazione del tempo di vita dei cittadini innesca indubbie ripercussioni sugli altri tempi per cui ogni attore sociale, dall’individuo all’interno di una famiglia o di un’organizzazione lavorativa, o un soggetto economico, o altro ancora, è collegato a tutta una serie di referenti: “…con cui interagisce (anch’essi situati all’interno di proprie organizzazioni temporali), qualsiasi trasformazione, anche minima, introdotta in ciascuno di questi sistemi provoca ripercussioni a catena e genera, di solito, disagi e pesanti processi di adattamento».

D’altra parte il tempo dei cittadini e lo spazio che essi occupano sono un binomio indissolubile; non si può parlare di tempo senza far riferimento allo spazio (spazi pubblici aperti come piazze, percorsi tematici, giardini urbani; ovvero spazi chiusi come stazioni ferroviarie, aeroporti, centri commerciali, teatri e auditori).

L’obiettivo è di un’idea di città come polis, comunità di uomini che trasformi il tempo liberato dal lavoro in tempo libero, attrezzandola come luogo vivo e vitale, in grado di costruire spazi pubblici e d’uso pubblico che assolvino, insieme ad un efficace coordinamento dei tempi di vita, sia alle funzioni ludico-ricreative dell’incontro, della socialità e dell’intrattenimento, sia di supporto alle attività della vita quotidiana quali principalmente la mobilità, l’offerta di servizi al cittadino e all’impresa, ecc

1 Dalla Tesi di laurea «La certificazione Etica nelle cooperative sociali» di Claudia Solaro alla Facoltà di Economia e Commercio di Torino - Relatore Prof. Guido Lazzaroni - Correlatori: Prof. S. Maiorca, dott. Marcello Figuccio e Dott.ssa M. Santagati - 11 luglio 2003 - anno accademico 2002-2003.
2 Da «Quaderni Amministrativi» 1° Trim 2007 «Il Piano di coordinamento dei tempi orari e spazi di una Unione di Comuni o di città: uno strumento efficace di solidarietà sociale» e nel II° Trim “Il ruolo del volontariato e il terzo settore nell’ambito di un efficiente piano di coordinamento dei tempi di vita dei cittadini” di Marcello FIGUCCIO – Saggi scritti sulla base di analisi e successivi progetti pilota sui tempi di vita dei cittadini con annessi progetti pilota sul «Piano di coordinamento dei Tempi/Orari/ Spazi e Banca del Tempo» del Comune di Asti e di quattro Unioni di Comuni: «Alto Astigiano», «Colline Alfieri», «Castelli tra l’Orba e la Bormida» e «Colli Tortonesi».
3 da “Quaderni amministrativi” del I° Trim. 2008 “Banche del Tempo e la loro funzione per il rafforzamento nel locale” di Figuccio Marcello
4 Da «Sociologia e progettazione del territorio» di Alfreo Mela, Maria Carmen Belloni e Luca Davico - Edizioni Carocci

Marcello Figuccio
Presidente CISS di Asti e provincia

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I FALSI PROFETI E IL GIUSTO VALORE DEI TALENTI

I FALSI PROFETI
E IL GIUSTO VALORE DEI TALENTI


Nel lontano 1957 il senatore e professore Federico Marconcini del Centro Studi “Luigi Sturzo” di Torino tenne un corso di dottrina sociale cristiana di notevole levatura.
Tale corso ebbe come obiettivo, come affermò lo stesso Marconcini: “La sete di verità che orienti gli spiriti non sufficientemente maturati a giudicare la vita sociale contemporanea”.
Sarebbe molto interessante riprendere il filone di quel ciclo di lezioni (furono quindici incontri settimanale): essi ripercorsero duemila anni di cristianesimo che fecero comprendere, attraverso una visione diversa della storia, sui grandi errori sociali del passato rafforzando la giustezza dei principi sociali cristiani e il loro aspetto ancora oggi attuale e rivoluzionario.
Fu una sete di verità che fece meditare con più attenzione a quel passo del Vangelo secondo S. Matteo che afferma: “Guardatavi dai falsi profeti: essi vengono a voi in veste di pecore, dentro invece sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete.
Purtroppo se guardiamo indietro a questo ultimo secolo appena trascorso ci rendiamo conto di essere arrivati a tali eccessi da rimanerne sgomenti. Abbiamo avuto falsi profeti i cui frutti ci hanno portato a due guerre mondiali aggravate da milioni di morti e dalla presenza di campi di concentramento sia comunisti che nazisti, dalla presenza di dittature che per anni hanno limitato la libertà di intere nazioni fomentando odio tra gli uomini e , infine, una crescita economica esasperata che ha portato ha detenere in poche mani la ricchezza mondiale mantenendo i 2/3 del mondo nella misera.
Nello stesso tempo, ai giorni nostri, Papa Wojtyla, ha ricordato ai suoi giovani del Giubileo che: “Nel secolo che finisce giovani come voi venivano convocati in adunate oceaniche per imparare a odiare”.
Ed è su questa affermazione che vorrei soffermarmi per una riflessione sugli orrori perpetrati dal comunismo e dal nazismo: due realtà non perdonabili che hanno distrutto ogni senso della dignità umana; su questo punto credo si possa essere tutti d’accordo, esse in fondo non hanno fatto altro che insegnare ad odiare.
La storia, comunque, ci ha offerto ben altre realtà che è nostro dovere far risaltare come diceva un altro grande piemontese Vincenzo Gioberti : “Bisogna esplicare la potenza del passato per farne uscire un avvenire più perfetto. Nessuno istituto può gettare salde e durevoli radici se non trova un addentellato negli ordini che lo precedono”..
In questo contesto basterebbe riprendere i tre sensi del valore di Aristotele come ben ha fatto S. Tommaso D’Aquino: ogni bene che serve a soddisfare i bisogni degli uomini ha un prezzo che dipende da tre aspetti: dal valore soggettivo o di utilità che è alla base della domanda, dal valore oggettivo che è alla base dell’offerta e da un terzo e significativo valore che è quello sociale o prezzo di mercato che tiene conto non solo della domanda e dell’offerta ma anche delle relazioni sociali fra gli uomini e le nazioni.
In sostanza è il forte concetto del giusto prezzo, del giusto profitto e del giusto salario, un tema che prendeva vigore in un periodo nel quale nascevano gl’imprenditori capitalisti, uomini che, come diceva S. Antonino da Firenze:“…si distinguono dalla massa per speciali talenti”
Si aprì la strada di riconoscere la ricchezza come mezzo con cui perseguire un maggiore bene comune e non come fine proprio, si sottolineò la naturale funzione sociale del capitale cercando di distinguere il buono dal cattivo capitalismo.
Amo riprendere a questo proposito alcune parole importanti di S. Antonino da Firenze: “Fratelli presto verrà il tempo in cui il risparmio (e quindi il capitale in cui si trasforma con i diversi investimenti) avrà una parte di fondamentale importanza per il futuro del mondo, accelerando il ritmo della crescita economica. Se ad alimentare il risparmio saranno le virtù degli uomini (operosità, probità, onesta e previdenza) la crescita sarà rapida e armoniosa, i suoi frutti saranno moralmente buoni e abbondanti e soprattutto saranno distribuiti con giustizia. Invece se ad alimentare l’accumulazione del capitale saranno i vizi degli uomini la crescita vi sarà ugualmente ma i frutti non saranno sempre copiosi né soprattutto saranno moralmente buoni, anche perché ingiustamente distribuiti”.
Significativa ed importante testimonianza di quel periodo ma purtroppo da allora si è perduto il valore di questo pensiero del capitalismo di ispirazione cattolica e ci si è avviati sulla strada di due grandi superbie umane quali, come affermò un grande Senatore Federico Marconcini, sturziano di ferro “.. l’idolatria dell’io e il culto spasmodico della materia.”.
Una strada di sfrenata ingordigia e spietato edonismo ove la scienza economica borghese attuò quel disastroso principio della neutralità di fronte all’etica e alla morale che generò frutti quali il nazismo, il comunismo e il fascismo: esempi che certamente non hanno, come sosteneva Francesco Vito, emerito professore dell’Università Cattolica del sacro Cuore, quella “…concezione etica del vivere sociale, secondo la quale tutti i membri della collettività sono fra loro collegati, mercè il vicolo organico, ad unità interiore e concordemente mirano allo scopo essenziale della società, che è la conservazione, lo sviluppo e il perfezionamento della persona umana”

Marcello Figuccio
Presidente
Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo
di Asti e provincia

LA NOBILTA' DELLA POLITICA

LA NOBILTA' DELLA POLITICA
Pubblicato nel bisettimanale di Asti "La Nuova provincia" il 3 luglio 1998

Informazioni personali

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Presidente del Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo di Asti e Provincia ed esperto di politiche sociali. Ha operato per anni fin da 1993 sulla attività politica ed amministrativa degli Enti Locali e ha svolto ricerce di mercato e attività di progettazione, coordinamento e proposto progetti pilota sulla base di bandi regionali ed europei. Svolge altresì attività di consulenza per enti locali e associazione di volontariato per avviare progetti nel settore ambientale, sociale e telematico Attualmente opera come Consulente d’impresa per le seguenti attività: - Gestione ed elaborazione dati contabili; - Consulenza per la finanza d’impresa ordinaria, straordinaria ed agevolata; - Attività di disbrigo pratiche amministrative in genere; - Attività di mediatore creditizio previsto dalla legge 7 marzo 1996, n. 108 e dal d.p.r. 28 luglio 2000 n. 287 per l’attività di intermediazione di muti e finanziamenti - Consulenza aziendale ed analisi di bilancio. - svolge, inoltre, attività di consulenza nei settori finanza agevolata e d’impresa, progettazione fattibilità e sviluppo d’impresa, promuovere fiere e mostre-mercato ed intermediazione creditizia.

“La dottrina sociale della chiesa in un mondo che cambia” 14 dicembre 2001 - Intervento conclusivo


14 dicembre 2001 Intervento conclusivo sul ciclo di conferenze di Figuccio Marcello
“La dottrina sociale della chiesa in un mondo che cambia” organizzato dal C.I.S.S. di ASTI

Quando due anni fa delineai i contenuti del ciclo di conferenze sulla Dottrina sociale della Chiesa cercai risposte sulla questione sociale di fronte alla miseria e alle ingiustizie del mondo.

Mi colpì allora la lettura di alcuni passi della “Populorum progressio” l’enciclica di Paolo VI sullo sviluppo dei popoli.

In essa Paolo VI mise l’accento su un umanesimo plenario ove lo sviluppo dei popoli deve avere come faro il forte messaggio evangelico che “…impone” si legge nell’enciclica “di mettersi al servizio degli uomini…e convincerli dell’urgenza di un’azione solidale”.

Paolo VI continuò affermando come le encicliche sociali non “…mancarono al dovere, proprio del loro ufficio, di proiettare sulle questioni sociali del loro tempo la luce del Vangelo”.

Nel leggere queste osservazioni, che ai più sembrano banali, mi confermarono la grande importanza della politica, quella alta, quella al servizio degli uomini.

Una politica che fu in fondo quella di Sturzo il quale non fu solo un sociologo e un politico ma fu soprattutto un sacerdote e il suo “esempio ed il suo pensiero furono…un’autentica testimonianza a Cristo”.

Egli fu un uomo di fede, ma anche di azione e si preoccupò, alla pari di altri grandi cattolici, di dar dignità all’uomo; fondò cooperative, aprì banche e trovò il sistema di creare occasioni di lavoro avendo sempre in mente come questo sia fondamentale per il soddisfacimento dei bisogni primari di ogni uomo e della sua famiglia.

Ma Sturzo non fu il solo a portare avanti con tenacia il messaggio evangelico: mi viene mente la costituzione in Germania di numerose casse rurali da un idea nel 1849 di Federico Guglielmo Raiffeisen che organizzò in modo cooperativo il credito agrario tentando di liberare così i contadini e i piccoli proprietari dall’oppressione degli usurai.

In Italia un certo Wollemborg seguì lo stesso sistema di Raiffeisen e, con l’aiuto dei parroci, ebbe a creare nel 1892 ,72 casse rurali; intorno ad esse nacquero molte cooperative cattoliche, non solo nel veneto e in Lombardia, ma si spinsero, per merito di Sturzo, anche in Sicilia.

Vi sono molte altre testimonianze di Santi, laici e sacerdoti che hanno dato un contributo essenziale nella direzione di “rendere la vita umana più umana” (dalla Gaudium et Spes): basta ricordare ancora i Santi sociali del Piemonte che nell’800; essi si preoccuparono di sfamare e far sopravvivere uomini sfortunati tentando con oratori, scuole, laboratori, piccole imprese artigiane e cooperative di costruire loro un futuro.

Dobbiamo rammentare che allora personaggi come San Giovanni Bosco, don Cafasso, don Murialdo, don Giuseppe Benedetto Cottolengo e altri operavano, tra spiantati e disperati, in un mondo che vedeva crescere a dismisura il divario tra chi aveva un lavoro e chi brancolava alla giornata.

Non è necessario andare oltre se non per ribadire che tutti questi uomini non fecero altro che lottare per spargere nel mondo i semi del vangelo il cui unico obiettivo fu esclusivamente l’amore per gli altri; essi furono anche concreti nel risolvere la questione sociale come si prefiggeva Leone XIII con la prima Enciclica Sociale la Rerum Novarum.

Il ciclo di conferenze di cinque serate appena concluso organizzato dal Centro Internazionale Studi Don Luigi Sturzo “La dottrina Sociale della Chiesa in un mondo che cambia” ha ripresentato lo stesso filo conduttore di quanto sopra affermato, che mai si è spezzato: quello della dignità dell’uomo ove l’uomo stesso è stato sempre posto al centro di tutte le esposizioni con il tentativo di appianare il conflitto perenne tra il “piano della sussistenza fisica degli uni e dell’opulenza degli altri” (Centesimus Annus); un conflitto che si risolve nella pace la quale si edifica sul fondamento della giustizia.

In tutte le encicliche sociali si è cercato di risolvere problema della dignità dell’uomo, ponendo in prima fila “la dignità del lavoratore in quanto tale e, per ciò stesso la dignità del lavoro, che viene definito come l’attività umana ordinata a provvedere ai bisogni della vita, e specialmente alla conservazione” (Centesimus Annus).

In fondo si può affermare come “il lavoro degli operai è quello che forma la ricchezza nazionale. E’ quindi giusto che il governo s’interessi dell’operaio, facendo sì che egli partecipi in qualche misura di quella ricchezza che esso medesimo produce” (Rerum Novarum di Leone XIII).

Tutti concorrono, ognuno a seconda delle sue capacità a creare la ricchezza nazionale e questa deve essere distribuita con giustizia a tutta la collettività, deve giovare a tutti “essendo interesse universale”

MARCELLO FIGUCCIO
Centro Internazionale
Studi don Luigi Sturzo di Asti

LE AUTONOMIE LOCALI

LE AUTONOMIE LOCALI

LE AUTONOMIE LOCALI

LE AUTONOMIE LOCALI
CONVEGNO "LUIGI STURZO E LE AUTONOMIE LOCALI - ASTI 18 GIUGNO 2005

27 marzo 2004 Gaudium et Spes – Dignità umana e famiglia

LA GAUDIUM ET SPES
E LA DIGNITA’ UMANA

Il 6 dicembre 1965 venne emessa la costituzione pastorale del Concilio Vaticano II sulla chiesa del mondo contemporaneo, la “Gaudium Et Spes”.
Questo documento è di rilevante importanza in quanto affronta i temi essenziali del mondo nel quale viviamo rivolgendosi in modo chiaro e comprensibile a tutti gli uomini cercando di esporre come la Chiesa intende inquadrare la sua presenza e la sua azione nel mondo contemporaneo.
L’elemento fondante della “Gaudium Et Spes” è l’uomo come protagonista nel mondo: “Un mondo che è teatro della storia del genere umano, e reca i segni degli sforzi suoi, delle sue sconfitte e delle sue vittorie”
L’uomo è dunque al centro della società di questo importante documento che si propone nella sua esposizione di salvare l’umanità e di edificare l’umana società avendo come cardine un uomo integrale “…nell’unità di corpo e anima, di cuore e coscienza, di intelletto e volontà”.
Lo sforzo è stato quello di comprendere il mondo disastrato in cui viviamo per “scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del vangelo” e cercare di guidare l’uomo ad agire nel nome di Gesù Cristo “…il quale è venuto nel mondo a rendere testimonianza alla verità, a salvare e non a condannare, a servire e non a essere servito”.
C’è in queste parole il vero significato dell’agire umano che deve avere come fine quello di affermare, fortificare e sviluppare la dignità umana.
Nella realtà d’oggi l’uomo combatte ogni giorno una lotta drammatica “tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre”, ma tante miserie e tanto male non possono derivare da un Creatore infinitamente buono e, d’altro canto, egli non si deve lasciare “…illudere da fallaci finzioni che fluiscono unicamente dalle condizioni fisiche e sociali…” ma deve avere un’anima spirituale e immortale che in simbiosi con il corpo e il mondo materiale “…va a toccare la verità stessa delle cose”.
L’intelligenza ha permesso l’uomo di renderlo superiore a tutto l’universo e gli ha permesso di dominare il creato, ma se essa è seguita dalla sapienza “…la natura intellettuale della persona umana raggiunge la perfezione ed attrae con soavità la mente a cercare e ad amare il vero bene e, quando l’uomo ne è ripieno, lo conduce attraverso il visibile all’invisibile”.
Intelligenza e sapienza una stretta correlazione che deve sempre essere più forte se vogliamo aiutare un mondo contemporaneo impregnato sempre più di miseria e inaudita violenza.
In tutte le azioni della vita dell’uomo è sempre presente la sua coscienza che ha nel suo intimo la chiara visione di ciò che è bene e ciò che è male e ne fa risaltare la loro netta distinzione portando l’uomo “ad amare e a fare il bene e a fuggire il male” e quando occorre la coscienza ”chiaramente dice alle orecchie del cuore: fa questo, fuggi quest’altro”
Non si può fuggire alla coscienza, la consapevolezza e il grido del male che è dentro di noi si presenta continuamente e spesso non l’ascoltiamo, ma “quanto più…prevale la coscienza retta, tanto più le persone e i gruppi sociali si allontanano dal cieco arbitrio e si sforzano di conformarsi alle norme oggettive della moralità”.
Abbiamo parlato dell’intelligenza, della sapienza e della coscienza, ma è nella libertà che l’uomo “può volgersi al bene” e raggiunge la sua massima dignità nel momento in cui agisce “secondo scelte consapevoli e libere, mosso cioè e indotto da convinzioni personali, e non per un cieco impulso interno o per mera coazione esterna”.
La Gaudium Et Spes mette in rilievo molti altri aspetti significativi, ma quello che risalta nelle sue righe è il considerare l’assoluta interdipendenza tra il perfezionamento della persona umana e lo sviluppo della stessa società: “soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali è e deve essere la persona umana, come quella che di sua natura ha sommamente bisogno di socialità”
Da questa interdipendenza sempre più stretta deriva nel mondo intero il bene comune che deve necessariamente portare a condizioni di vita sociale verso la perfezione investendo diritti e doveri che debbono riguardare l’intero genere umano.
(continua)
Papa Giovanni Paolo II dal 1962 al 1965 partecipò alle quattro sessioni del Concilio Vaticano II; egli fu in prisimissima nell'operazione per una nuova apertura del cattolicesimo al mondo moderno e costituì un punto di riferimento nella grande battaglia conciliare per definire la libertà religiosa quale fondamentale diritto dell'uomo.
Egli affermò che "La crisi dell'uomo moderno è soprattutto una crisi di idee, una crisi stessa di persona umana. La storia è guidata dalla cultura e dalle idee che costituiscono la cultura.
Le idee hanno conseguenze e se l'idea di persona umana che domina una cultura è viziata, ci sono solo due possibilità: o quella cultura darà vita ad aspirazioni distruttive o sarà incapace di realizzare le sue più ardenti speranze, pur se espresse nei più nobili termini umanistici".
Woitila in realtà si considerò portatore al mondo intero di una proposta sulla natura della persona, sulle esigenze morali della comunità, sul significato della storia e sulla traiettoria del destino dell'umanità.
La proposta di Giovanni paolo II si basò sul fondamento morale di una società libera basato sulla sua peculiare concezione della natura e della degnità della persona umana la quale non è riservata solo ai cattolici, ma ha una portata universale e vale per tutti.
Nella sostenza egli era convinto che la nostra esistenza scorre su binari ove nessuno si determina da solo, ma è influenzato dalla famiglia, dalla educazione, dalla costituzione fisica, lingua, cultura d'origine, amicizia, vocazione, hobby, convinzioni religiose e filosofiche.
Il viaggio della vita, di ogni vita, scorre su simili binari; questo è un dato della condizione umana, ma la loro ampiezza varia, alcune vite scorrono su binari stretti, altre su binari larghi e Wojtyla ebbe un modo di pensare alla vita su binari larghissimi; fu un uomo di fede che lo portò ad essere uomo fino in fondo.
Questa fede fece sorgere in Karl Wojtyla una grande speranza per l'umanità.
Il corso degli avvenimenti della storia ha dato esempi illuminanti "...Alla lunga, nella storia, il poere spirtiuale vince sulla forza bruta; una nazione privata della propria autonomia politica può sopravvivere come nazione grazie alla lingua, alla letteratura, alla musica, alla religione: in una parola grazie alla sua cultura; la cultura, non la politica o l'economia, è la forza motrice della storia".
La cultura fu un elemento fondante di Wojtyla nella sua Polonia come, d'altra parte lo fu per Sturzo quando a Caltagirone istituì un laboratorio culturale di grande livello attravero un teatro ove organizzò rappresentazioni teatrali e musicali raccontando i fatti e gli avvenimenti del suo tempo toccando pure il tema scottante della mafia.
Non vi è da dimenticare che lo stesso Wojtyla fu attore e protagonista di rappresentazioni teatrali; d'altro canto Sturzo fondò circoli religiosi essendo convinto, come Wojtyla, che la religione fosse una forza inesauribile per l'uomo, un potente motore per la sua vita, per la sua dignità e libertà.
Marcello Figuccio
Presidente CISS di Asti e provincia

I dieci anni di attività del Centro Internazionali Studi Luigi Sturzo di Asti e provincia

  • 13 novembre 2007 L’autonomia locale tra decentramento e sussiduiarietà attraverso la 328/2000 e la L.R. 1/2004
  • 19 giugno al 16 luglio 2005 Programma in Val Rilate di 7 Concerti di musica classica
  • 18 giugno 2005 Luigi Sturzo, le autonomie locali e l’A.N.C.I.
  • 27 marzo 2004 Gaudium et Spes – Dignità umana e famiglia
  • 30 ottobre 2003 Volontariato e cooperazione sociale
  • 7 dicembre 2001 La dottrina sociale della Chiesa in un mondo che cambia
  • 23 novembre 2001 La dottrina sociale della Chiesa in un mondo che cambia
  • 9 novembre 2001 La dottrina sociale della Chiesa in un mondo che cambia
  • 19 ottobre 2001 La dottrina sociale della Chiesa in un mondo che cambia
  • 23 febbraio 2001 Corso di formazione per Amministratori, dirigenti e segretari comunali
  • 16 febbrai0 2001 Corso di formazione per Amministratori, dirigenti e segretari comunali
  • 9 febbraio 2001 Corso di formazione per Amministratori, dirigenti e segretari comunali
  • 22 ottobre 1999 Liberi e forti per amministrare con efficienza una città
  • 2 maggio 1998 S. Giovanni Bosco e Don Luigi Sturzo – Il Valore della solidarietà
  • 11 aprile 1997 Il profitto e ruolo sociale dell’impresa
  • 2 maggio 1998 L’attualità della Rerum Novarum di Leone XIII
  • 7 dicembre 1996 Economia senza etica è diseconomia